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Quebrada de las Conchas

Pietra. Vento. Sole.
Guardo in alto.
Vedo due condor. Eccoli, volano sulla mia testa.
Sono sempre in coppia e hanno lo stesso partner per tutta la vita. Quando uno dei due muore, l'altro, disegnando lenti cerchi nel cielo, sale verso l'alto.
Sale.
Sale.
Sale.
Sale.
Poi, in picchiata, si suicida.

C'è sempre qualcuno molto importante di cui non possiamo fare a meno.

Entro in una enorme spaccatura della roccia. Si chiama "Anfiteatro": vi si tengono concerti di musica classica perché l'acustica qui è perfetta. Uno dei teatri più belli del mondo. Mi fermo ad ascoltare un gruppo di 5 hippies argentini e brasiliani che suonano divinamente musica cubana, appoggiati a una parete dell'Anfiteatro.
Mi godo questo momento di pace, mentre un inglese impreca perché la sua camera digitale non fa buone foto di questo luogo fatto di luce e sasso, musica e ombra.
Guardo in alto.
La roccia si stringe formando un pozzo e in cima si vede un cielo azzurrissimo.

Penso a Tiziano Terzani:
"Una rana dal fondo di un pozzo guarda in su e crede che quel che vede sia tutto il cielo".
Questo viaggio mi sta insegnando chi è importante e cos'è diverso.
Io non ci sono in quel pozzo e auguro a tutti di non caderci mai.

La canzone dei Nirvana che ho sentito nel mercato di Tilcara era Dumb, una delle mie preferite:
"I think I'm dumb, or maybe I'm just happy" (penso di essere scemo, o forse sono solo felice).

QUEBRADAS SHOA
Salta

In tarda mattinata parto per andare al Cerro de San Lorenzo, a pochissimi km dalla città di Salta, dove mi sono stabilito da qualche giorno.
Su questa collina ci sono ville coloniali meravigliose che formano un pueblo (chiamato, con molta originalità, San Lorenzo) immerso nella selva, dove stormi di pappagalli neri con la testa rossa fanno un chiasso incredibile.
A cavallo faccio un giro nella foresta, poi tra i pascoli, infine attraverso un misero accampamento dove vivono campesinos nativi.
I contadini di tutto il mondo si assomigliano: stessa vita lentissima, stessi volti cotti dal sole.
Finite le baracche, ecco nuovamente ville coloniali meravigliose.
Chi è che lascia testimonianza di sé nella storia?
I ricchi, i potenti.
I contadini o, in generale, coloro che muoiono di fame, lasciano solo ossa. La storia che abbiamo sotto gli occhi è quella di chi stava molto bene.
Qui in Sudamerica troppi sono stati molto male (e troppi tuttora sono in condizioni pessime): ecco perché le città spesso sono anonime, prive di architettura e storia. Si sono sviluppate disordinatamente, estendendosi grazie a improvvisate baracche che ancora oggi costituiscono interi quartieri (in Argentina si chiamano villas , in Brasile favelas).

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