home | link | contattaci

CORTO È IL MIO DIRE
Cataratas de Iguazù

Arrivo dopo 27 ore di viaggio e mi accoglie un acquazzone tropicale. Piove perfino dentro l'autobus: tutti i miei vestiti sono bagnati. Sono nel regno dell'acqua: che pretendo?
A Puerto Iguazù mi capita di parlare di Dante con un rigattiere cileno conosciuto a Buenos Aires. Faccio la solita figuraccia perché lui mi chiede di recitargli pezzi della Divina Commedia e io non ricordo neanche una riga.
Me la cavo con un "amor che a nullo amato amar perdona" solo perché è un verso citato in una canzone famosa. In 7 parole Dante riusciva a esplicare concetti complicatissimi: "se sei amato non puoi non amare, l'amore ti costringe ad amare a tua volta", e sono stato sintetico.
Però, di certo, io non sono Dante e certe cose non le so descrivere, né con poche né con troppe parole.
Acqua, acqua, acqua che cade dappertutto, tra verdi gole boscose.
Con una barca a motore si va fin sotto una delle cascate.
VROOM, rugge il motore.
VROOM, VROOM, che rumore assordante fa il motore.
VROOM, ma ora non è più il motore.
VROOM, è l'acqua.
Ho visto il colore del rumore.
Il ruido bagna.
L'adrenalina è fortissima, la gente non piange per il miedo , ma perché deve scaricare in qualche modo la tensione.
Dante. Il Paradiso e l'Inferno.
Così sono le cascate.
Paradiso: salti in sequenza, piscine naturali, tucani, un raggio di luce attraversa una goccia e vedi arcobaleni improvvisi.
Inferno: la Garganta del Diablo . L'acqua scende, ovvio. Ma l'acqua sale, tambien.
Sì, sale.
Si crea un vulcano di fumo.
No, non è fumo, ma acqua che sale e forma nuvole che scaricano pioggia.
A Cachi, quasi 4000 m, il cielo era basso perché io ero in alto. Anche qui il cielo è basso, ma perché lui è in basso.
Qui nasce il cielo.
Hai acqua sopra e sotto: sei schiacciato.
Sei bagnato da tutte le parti.
Tu sei minuscolo. Tutto è enorme.
Questo è il regno dell'acqua: non ci sono parole.
Non posso descriverlo.
Non lo so fare.
Come direbbe Dante:
corto è il mio dire.

Il confine tra Argentina e Brasile, marcato in modo così spettacolare dalle Cateratas de Iguazù, è una zona tropicale lussureggiante. Il confine più settentrionale tra Argentina, Cile e Bolivia è molto diverso: arido e montagnoso.
Eppure c'è qualcosa che accomuna queste terre.
Iguazù e Salta sono entrambe zone di frontiera e quindi sono sfumate, ricche di cultura e complicate da capire. Sono posti dove il Brasile è già Brasile, ma ancora un po' Argentina; la Bolivia assomiglia ancora al Cile, ma non ha ancora perso l'odore dell'Argentina.
Questa mescolanza le rende affascinanti: mette in risalto cosa c'è in comune e già cosa c'è di diverso. È molto difficile, però, descrivere questo caos.
Dialetti poco marcati.
Volti dai tratti simili.
Costumi con differenze lievi.
Non ci riesco, banalizzo troppo.
La realtà mi travolge quando provo a racchiuderla in poche parole.
Come direbbe Dante:
corto è il mio dire.

Tutto il bordo settentrionale argentino e quello meridionale brasiliano condividono un'altra caratteristica.
La presenza di una forte, facoltosa e ben integrata comunità islamica.
Il governatore di Salta (Argentina) è di origine turca e, come molti musulmani del posto, ha fatto i soldi lavorando nel mercato del cuero, il cuoio. Foz de Iguaçù (Brasile) ospita una grande moschea.
Le frontiere sono sempre multi-culturali.
Per questo, c'è chi le considera pericolose.
Molti mi hanno raccontato che dopo l'11 settembre 2001 il governo americano aveva individuato questa zona come un possibile obiettivo da bombardare, proprio per la massiccia presenza di islamici.
Potenziali terroristi.
Come direbbe Dante:
corto è il mio dire .

Acqua, terra e cielo mescolati.
Questa è una cascata.
Lingue, culture e persone mescolate.
Anche questa è una cascata.

Il mondo è una cascata.

ADIOS
Buenos Aires, Avenida San Juan

È successo ieri sera.

Qui ormai ho le mie abitudini. Al bar entro, il cameriere mi saluta e mi porta café con leche y mediolunas y un vasito de agua tambien, senza che io gli chieda niente.
Sa già cosa voglio.
Mi dà quello che voglio.
Sto per abbandonare l'Argentina. Ciò di cui avevo bisogno me lo ha già dato, gracias.
Cosa so dell'Argentina?
Poco o niente, quindi quando tornerò chi mi chiederà: "com'è l'Argentina?" o, peggio, "com'è il Sudamerica?", mi metterà in grande difficoltà.
So solo quello che ho visto e sentito.
Credo che l'Argentina assomigli al mate : il primo sorso è bollente e amaro, non può piacere subito. È troppo lontano dai nostri gusti, dalle nostre abitudini.
La gente qui è proprio così: calda e amareggiata, triste. Le assomigliavo molto quando sono arrivato. Ora non più: per questo devo partire.
Il mate è anche un rito collettivo: versi l'acqua nella copa e passi agli
amici. Si condivide per un po' qualcosa.
Io e l'Argentina abbiamo condiviso un pezzo di vita.
Ora ho il suo sapore in bocca, ma ho voglia di cambiare.

Gracias:
perché ho visto l'indifferenza verso la miseria e la dignità della gente povera. Una canzone di de Andrè dice: "ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame". Ora lo so anch'io. Non sto giustificando la delinquenza, ma certe chiese ricolme d'oro qui proprio stonano;
perché ho sentito la violenza del rumore: non quello delle cascate, ma quello del traffico;
perché ho ammirato le stelle: vivendo in città, non le avevo mai viste prima. Qui non sono punti di luce nel buio, ma enormi macchie luminescenti;
per avermi fatto capire che condivido algo con le genti più diverse da me.
Gracias por todo esto.

Qui manca tutto:
un chitarrista di strada senza lo slide suona con una bottiglia vuota di
birra;
ci sono pochi soldi e il pesos non vale niente, ma la gente si bacia ovunque e per strada ci sono bimbi bellissimi;
la gente non ha mai in tasca banconote di taglio piccolo così deve comprare cose inutili per cambiare gli onnipresenti 100 pesos. Dappertutto sono sorti i kioskos: negozietti che vendono cianfrusaglie, caramelle, chewing-gum e altre cose di poco prezzo, ma la cui vera utilità è cambiare soldi. Il kiosko è così importante da meritarsi citazioni nelle canzoni dei gruppi rock;
dopo il famoso crack finanziario, i treni non esistono più: sarebbe troppo costoso mantenere una rete ferroviaria. Si usano i pullman anche per viaggi lunghissimi (e io lo so bene);
niente raccolta di rifiuti, ci sono però disgraziati cartoneros che frugando nell'immondizia finiscono per suddividere la plastica dal ferro, il cibo dalla carta.
Ci si arrangia.

Ieri era il mio ultimo giorno a Buenos Aires. Mi sono regalato una cena in un bistrot dove ho mangiato divinamente: non la solita carne alla griglia, ma bruschette con brie e pomodori secchi, fettuccine al pesto, pomodorini e feta greca, padellata di agnello con patate dolci e crema flambé. Sì, avevo molta fame.
Un signore, seduto vicino a me, si è sentito male. Ha avuto un piccolo infarto. Con una paura enorme, facendo tutti gli errori possibili, ho fatto la BLS: gli ho sollevato i piedi, aperto la bocca e quando, disperato, stavo per iniziare il massaggio cardiaco, Antonio, abruzzese che da 55 anni vive qui, ha parlato:
"Sei italiano? Anch'io, sono di Lanciano ".
L'ambulanza è arrivata dopo quasi due ore.
Mi sono arrangiato.

Penso come sempre a Tiziano Terzani e a una sua citazione di Tagore:

"Il sole tramontando guarda questa terra e dice: "Cosa farete ora che io devo andare via?". Lontano nella terra una lucina ad olio, piccola piccola, risponde: "Oh maestro faremo quello che possiamo".

Arrangiamoci.
Io vado in Brasile.
Adios.

LEGGI LA SETTIMA PARTE

© Copyright 2006 Associazione Avventurainfinita